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martedì 28 dicembre 2021

IL TANTRA DELLO SGUARDO

 


 

Il Tantra dello Sguardo è una tecnica tanto semplice quanto tremendamente efficace; ci siede tanto vicini da rischiare di sciogliersi in un bacio e si cercano i nostri occhi negli occhi dell'altro. Si respira e si immagina di prendere aria e, poi, di donarla al partner proprio attraverso gli occhi.

Tecnica semplice, che ha effetti straordinari: dopo un po' si perde la coscienza dello spazio e ci si confonde, fino a non sapere più chi è colui che osserva e chi è che è l'osservato.

Guardarsi negli occhi, senza nessun altro scopo che ricevere e donare un riflesso di luce: Laura ed io lo facciamo spesso, e ogni volta mi meraviglio della potenza, assurda, di un esercizio così semplice.

Certo essere innamorati aiuta, ma è un'esperienza che vale sempre la pena di provare: si ha la sensazione di vedersi visti e di toccare, per un istante, un brandello della propria essenza.

Bisogna dire che tempo era una pratica comune, non occorreva certo essere Yogi: lo sguardo e il gesto erano più importante della parola, e la verità passava da cuore a cuore, in un battito di ciglia o una carezza leggera come il vento d'estate.

Oggi lo sguardo passa per i filtri di Instagram, e più che  cercare se stesso nell'altro, sembra abbia la funzione di vendere opinioni ed accaparrarsi l'interesse di possibili compratori di corsi online o linee di pensiero.

Oggi lo sguardo e il corpo  vendono soprattutto parole. parole che hanno smarrito spesso il loro senso antico e sono usate, anch'esse quasi solo per vendere.

Internet, la meravigliosa biblioteca di Babele che ci permette di attingere al sapere universale come fosse il pozzo di casa, ci ha trasformato. Cambiando la nostra maniera di comunicare abbiamo cambiato anche il nostro pensiero. 

Per non scomparire nel fiume infinito di parole che esonda, ad ogni ora del giorno, da pc e telefonini, abbiamo cominciato a cercare modalità espressive non ordinarie, sintetiche, interessanti.

Ci siamo trasformati tutti in esperti di marketing, alla ricerca delle migliori strategie per vendere noi stessi.

E vai con il sorriso buddhico o tenero, a seconda delle esigenze, con lo sguardo furbo da chi la sa lunga o l'espressione da gattino triste, con l'aforisma e la frase ad effetto, con l'originalità grafica o linguistica.

Oggi si litiga, ci si lascia, ci si denuncia per un sms o una E-mail.

Le lettere maiuscole, che un tempo ci informavano dell'inizio di un nuovo paragrafo o del nome proprio, adesso sostituiscono gli sguardi e le inflessioni della voce:

"x favore" è una preghiera, "X Favore!" è una minaccia.

E la cosa più interessante è che chi legge muta il proprio stato d'animo a seconda della grandezza delle lettere, cosi che alla fine, per un errore di battitura si rischia di perdere il lavoro o rompere un'amicizia. Ci si guardasse negli occhi sarebbe un’altra cosa, ma ormai sembra impossibile comunicare in maniera diversa.

Un’altra cosa alla quale dovremmo porre attenzione è quella del controllo.

Nella biblioteca di Babele dove, in teoria, vige la piena libertà di espressione, siamo tutti controllati e controllori.

Lo sappiamo, e quindi,  utilizziamo un linguaggio obliquo tanto come gli sguardi che ci eternano su FB.

Spesso è una necessità: ogni cosa che scriviamo sul pc potrebbe essere usata contro di noi

Questa paura, più o meno conscia, del controllo porta a modificare ulteriormente le nostre modalità espressive.

Alla fine non solo cerchiamo le parole giuste, che facciano colpo e riescano a venderci meglio, ma cerchiamo pure di mascherare le nostre vere intenzioni, di non essere troppo espliciti.

Più aumentano le possibilità di comunicare e meno sappiamo parlare al cuore degli altri.

Lo scopo dello Yoga sarebbe, si dice, quello di portare alla luce, alla coscienza, un nucleo puro, luminoso, eterno che sonnecchia dentro di noi.

Un Angelo Caduto? Un Dio Annichilito? Il Brahman?

Io credo si tratti semplicemente dell'Essere Umano.

Lo yoga ci fornisce spazzole, stracci e detersivi per ripulire il corpo e la mente e mostrarci la nostra vera natura.

Ci dà accesso alla stanza segreta del cuore: è lì che si nasconde il nucleo luminoso dell'esistenza.

Un qualcosa che si esprime con luce e suono.

Niente di vago o indefinito ma un universo intero, con tanto di stelle e pianeti, che vibra in noi.
Non basta saperlo o dirlo.

Va visto e ascoltato.

Ma come si fa nell'Era della Biblioteca di Babele, a vedere ed ascoltare davvero?

Tutti noi yogi parliamo e scriviamo continuamente di Ascolto Interiore e di Vedere con la maiuscola, ma, appunto, ne scriviamo e ne parliamo scegliendo, anche nelle relazioni non virtuali, le parole più adatte a vendere il nostro pensiero e la nostra persona.

Il motto del nostro tempo è SE NON APPARI NON ESISTI, e anche i più accesi nemici del Mercato Globale si adeguano perché, giustamente, vogliono esistere.

Solo se esistiamo possiamo vendere i nostri prodotti che magari sono, o pensiamo siano, il bene comune, la felicità, la Conoscenza.

Un tempo si era più semplici e chiari

Niente giri di parole, niente linguaggi obliqui o codici da spie:  uno sguardo, un sorriso, una smorfia.

Parliamo sempre di sincerità, di verità, di dialogo da cuore a cuore e poi invece di aspettare che le parole vengano spinte in superficie dalla marea delle emozioni cerchiamo la maniera migliore per "catturare l'attenzione".

Sarà mai possibile vedere e ascoltare l'Universo in noi se monitoriamo incessantemente le reazioni altrui ai nostri gesti e parole?

Ogni volta che scegliamo una parola, un'immagine, un abito, una postura non per esprimere il nostro pensiero e le nostre emozioni, ma per piacere agli altri, nascondiamo un pochino di più la nostra vera natura.

Lo scopo dello Yoga è quello di portare alla luce, alla coscienza, un nucleo puro, luminoso, eterno che sonnecchia dentro di noi. Un Angelo Caduto? Un Dio Annichilito? Il Brahman?
Io credo si tratti semplicemente dell'Essere Umano.

Lo Yoga ci dà accesso alla stanza segreta del cuore: è lì che si nasconde il nucleo luminoso dell'esistenza.

Un qualcosa che si esprime con luce e suono.

Niente di vago o indefinito ma un universo intero, con tanto di stelle e pianeti, che vibra in noi.
Non basta saperlo o dirlo.

Va visto e ascoltato.

Ma come si fa nell'Era della Biblioteca di Babele, a vedere ed ascoltare davvero?

Il motto del nostro tempo è se non appari non esisti, e anche i più accesi nemici del Mercato Globale si adeguano perché, giustamente, vogliono esistere.

Solo se esistiamo possiamo vendere i nostri prodotti che magari sono, o pensiamo siano, il bene comune, la felicità, la Conoscenza.

Parliamo sempre di sincerità, di verità, di dialogo da cuore a cuore e poi invece di aspettare che le parole vengano spinte in superficie dalla marea delle emozioni cerchiamo la maniera migliore per "catturare l'attenzione".

Sarà mai possibile vedere e ascoltare l'Universo in noi se monitoriamo incessantemente le reazioni altrui ai nostri gesti e parole?

Ogni volta che scegliamo una parola, un'immagine o un abito non per esprimere il nostro pensiero e le nostre emozioni, ma per piacere agli altri, nascondiamo un pochino di più la nostra vera natura.

Ogni volta che, con le migliori intenzioni, ci adeguiamo alle leggi del mercato, svendiamo un pezzetto della nostra umanità.

UTILIZZAZIONE DELL'ORGASMO NELLO HATHAYOGA

 


Qual è lo scopo principale dello Haṭhayoga?

Ingannare la malattia, la vecchiaia e la morte.

La malattia, la vecchiaia e infine la morte - e quindi, per chi crede nella reincarnazione, la “trasmigrazione dell’anima – secondo lo Yoga medioevale, avvengono a causa dell’Ariṣṭa, termine con cui si indica una particolare configurazione astrale che dipende dal giorno di nascita.

Durante la vita dell’essere umano, la circolazione delle energie avviene quasi esclusivamente nel “canale di sinistra” - o “canale della Luna” - detto Iḍā e nel canale di destra – o “canale del Sole” - detto Piṅgalā e, di rado, nel canale centrale – o canale dell’Eclissi – detto Suṣumṇā.

L’Ariṣṭa - che può essere sia di Sole sia di Luna – coincide con il deterioramento di uno dei due canali laterali, Iḍā e Piṅgalā, ed ha come effetto lo squilibrio della circolazione del flusso vitale

Nei testi[1] si parla di “spirazioni impetuose”, che, ripetute per un certo numero di giorni, portano alla dissoluzione progressiva degli elementi – la terra si dissolve nell’acqua, l’acqua nel fuoco ecc.) e quindi, dopo un periodo di tempo variabile (a seconda delle caratteristiche dell’Ariṣṭa) alla morte.

Per “ingannare l’Ariṣṭa” - e quindi allontanare la malattia, la vecchiaia e la morte – pensarono gli antichi Haṭhayogin - occorre aumentare i tempi di circolazione dell’energia vitale nel canale centrale. Suṣumṇā - che pare essere “incorruttibile” o comunque assai più resistente, dei canali di destra e di sinistra.

Di solito, secondo lo Haṭhayoga, l’energia scorre nel canale centrale in tre occasioni:

1.     La Nascita, quando il “principio cosciente” discende nel corpo attraverso il sincipite;

2.     La Morte, quando il “principio cosciente” esce – o dovrebbe uscire…- dal sincipite;

3.     L’Orgasmo.

Essendo oggettivamente complicato ripetere più volte l’esperienza della nascita e l’esperienza della morte in una sola vita, gli yogin medioevali si concentrarono sull’utilizzazione dell’orgasmo.

L’utilizzazione dell’orgasmo si basa principalmente sulla cosiddetta “Inversione dell’Acqua e del Fuoco”.

Cosa è l’Inversione dell’Acqua e del Fuoco”?

Sia nell’istante della morte sia nell’istante dell’orgasmo nell'uomo “il sangue (Fuoco/Sole, energia del canale di destra) sale in alto e il seme (Acqua/Luna, energia del canale di sinistra) scende in basso” lungo il canale centrale;

Nella donna avviene il contrario il seme (Acqua/Luna, energia del canale di sinistra) sale in alto e il sangue (Fuoco/Sole, energia del canale di destra) scende in basso, sempre lungo il canale centrale).

 

Dato che occorre “INVERTIRE UN PROCESSO NATURALE” durante il rapporto sessuale “yogico” l’uomo cercherà di condurre il seme (Acqua/Luna) in alto e la donna lo porterà in basso. 

L'uomo e la donna sono dotati di caratteristiche opposte e complementari.

Per cercare di capire cosa significhi possiamo provare ad osservare l'istintivo armonizzarsi dei respiri e dei gemiti durante il rapporto sessuale: 

-         L'uomo tende ad inspirare quando il pene esce dalla vagina e ad espirare ed emettere suoni nella fase di penetrazione;

-         La donna, all'inverso, espira e geme, in linea di massima, nella fase di “vuoto”. 

Se si considera la respirazione come una modalità di comunicazione la fase inspiratoria corrisponderà all'ascolto interiore e la fase espiratoria all'espressione.

Quindi potremmo dire che:

-         L'uomo esprime la propria interiorità – è “presente a se stesso” - ovvero conduce le energie dal centro all'esterno, durante le fasi di pieno (penetrazione);

-         La donna all'inverso esprime la propria interiorità – è “presente a se stessa” - durante le fasi di vuoto. 

Vediamo adesso come Gorakṣa il padre dello Haṭhayoga, descrive il cakra dei genitali[2]

"Tra l'ano e l'organo sessuale c’è il trikona circondato da tre cerchi. E qui, nel triangolo ci sono uno, due, tre nodi di [questo sostegno] radicale. In mezzo ai tre nodi si trova un loto i cui quattro petali sono rivolti verso il basso. Là, al centro del pericarpo è situata una conchiglia, estremamente sottile, come uno stelo di loto, in cui riposa l'energia kuṇḍalinī, l'attorcigliata, simile ad un giovane germoglio. Questa assunto l'aspetto di due, tre canali (nāḍī), dopo essere penetrata nella coscienza, è addormentata". 

Potremmo collegare il “trikona” di cui parla Gorakṣa al triangolo formato dal muscolo "trasverso superficiale del perineo"(due muscoli gemelli che si uniscono al centro fibroso tendineo del perineo) e dai due muscoli "ischio cavernosi". 

il Triangolo (trikona) va ruotato “verso l’alto”.

Per capire cosa significa bisogna considerare il ruolo della base del triangolo, il muscolo trasverso del perineo, nella dinamica dell'orgasmo. 

 



L'orgasmo, sia nell'uomo che nella donna, si manifesta, con una serie di contrazioni ritmiche involontarie di muscoli e organi interni accompagnate da tremori, scosse e spasmi muscolari di varia intensità.

La base del triangolo perineale (detto anche trigono ischio-cavernoso) ha l'aspetto di una corda elastica ed è formata, come si è detto, da due muscoli gemelli che si uniscono al centro tendineo del perineo, base del sistema connettivo del corpo.

Quando la "corda" è ben tesa amplifica le vibrazioni provenienti dalla zona genitale prodotte dal ritmo della penetrazione, dalla masturbazione, o dallo sfregamento, e le trasmette agli organi interni e contemporaneamente, amplifica le vibrazioni provenienti dagli organi interni e le trasmette agli organi genitali. 

È facile immaginare come l'intero triangolo perineale virerà (ovvero si sposterà ritmicamente, in alto e in basso rispetto al proprio asse) sempre più rapidamente fino al momento dell'orgasmo. 

La percezione dei micromovimenti del triangolo pelvico è ovviamente un’esperienza tattile. È questa non è una banalità, ma un punto fondamentale dell’alchimia sessuale. 

Il tatto, per i tantrici è il “principe dei sensi”. Scrive Abhinavagupta (Tantraloka XI, 29-33): 

“Gli organi della vista, dell'udito, del gusto e dell'olfatto risiedono in modo sottile nella terra e negli altri elementi che appartengono a livelli di realtà inferiori, e il più elevato non va al di là dello stadio dell'illusione (māyātattva), mentre il tatto risiede al livello superiore dell'energia, in quanto sensazione sottile ineffabile a cui lo yogin aspira senza sosta; questo contatto sfocia infatti in una coscienza identica al puro firmamento, che brilla di luce propria”. 

Tutte le pratiche di "Yoga del Sesso" si basano sul "sentire", ovvero sul percepire il flusso di energie sottili, dove sottile va inteso nel senso letterale del termine: alcuni canali energetici (rappresentati graficamente come i petali dei cakra) vengono descritti nei testi come "più sottili di un capello”.

La sensibilità necessaria per le pratiche sessuali dello Yoga è quella, febbrile, della madre che avverte con i capezzoli il bisogno di latte del bambino prima ancora di udirne il pianto.

Una sensibilità che è legata alla dolcezza, alla leggerezza, all'ascolto interiore. Tutto ciò che invece è connesso al possesso, alla brama di potere, all'invidia, alla gelosia diviene un ostacolo perché crea quella che Abhinavagupta definisce "rugosità" (vedi Tantraloka XXVIII).

La rugosità è sinonimo di contrazione, di blocchi che impediscono la libera espansione della coscienza. 

I due amanti devono essere disposti ad annullarsi l'una nell'altro fino a fondersi in ciò che è definito kramamudrā, un termine tecnico che sta ad indicare l'insorgere di una particolarissima vibrazione non volontaria dei corpi, della quale il ritmo, alternato nell'uomo e nella donna, dell'assorbimento e dell'emergenza della coscienza di cui la penetrazione è una rappresentazione sul piano grossolano. 

Kramamudrā è una specie di danza dei ventri, una vibrazione sottile che partendo dall'ombelico (il muscolo pubococcigeo più probabilmente) mette in moto tutto l'asse dei diaframmi corporei (pelvico, urogenitale, toracico, gola, palato molle), ed è il sintomo del “risveglio” di Kuṇḍalinī. 

Non si può imitare e non si può ricercare volontariamente: deve insorgere (parola che ricorre spesso nei testi) naturalmente, così come insorgono i gesti e i sospiri di piacere degli amanti.

Quando si scatena il desiderio sessuale. Le energie si dirigono verso la "RUOTA CENTRALE", il cakra dell'ombelico, i cui dieci petali rappresentano i canali in cui scorrono i dieci "soffi vitali" (cinque fondamentali e cinque secondari). I

l calore legato all'accendersi del desiderio così come il rossore delle guance, il turgore delle labbra, la maggior morbidezza della pelle e delle articolazioni, sono gli effetti della concentrazione delle energie "radianti" nel maṇipūra cakra. In altre parole Kuṇḍalinī  viene risvegliata dalla forza del desiderio. 

Le energie tendono a ridiscendere verso i cakra inferiori per dar luogo all'unione sessuale e all'emissione, l'orgasmo, che rappresenta un momento di "assorbimento" (Samādhi) di uno o di entrambi gli amanti. Anche nel caso di rapporti ripetuti e del rinnovarsi del desiderio, l’unione sessuale segue sempre la stessa dinamica: 

- Eccitazione (sguardi, carezze, baci…) - cambio della percezione – penetrazione - emissione. 

Può accadere, a volte di percepire un attimo prima dell'orgasmo, una specie di lampo, una luce CHIARA, come la definiscono i buddisti, e questa chiara luce è la visione della radianza della Dea, i raggi chiamati Marīci. 

Per un istante gli amanti i immergono completamente in quella luce e nel suono che accompagna l'emissione (rappresentati nel tantra dalla sillaba AḤ) perdendo il senso del tempo, dello spazio e dell'individualità, ma si tratta appunto di un istanti, Kuṇḍalinī, normalmente, si risveglia, attiva tutti gli organi del corpo e quindi ridiscende per assopirsi nuovamente dopo l'emissione.

Ciò che occorre fare è mantenere l'attenzione nello spazio intermedio tra la nascita del Desiderio e la produzione del Veleno, inserendo nella dinamica naturale del rapporto, dei “momenti di RIPOSO o ASSORBIMENTO IN SÉ.

L’assorbimento in sé permette di rinnovare il desiderio prima che sia sopraggiunto l’orgasmo, aumentando progressivamente l'eccitazione di Kuṇḍalinī mediante processi definiti di FRIZIONE ed EFFERVESCENZA, alimentando sempre più le energie delle dieci nāḍī del cakra dell'ombelico. 

Ad un certo punto, nell'alternarsi di eccitazione/assorbimento e riposo/assorbimento in sé, l'energia accumulata nella "RUOTA CENTRALE" è così potente da far "drizzare Kuṇḍalinī (che prima di allora si muoveva a spirale) come un bastone".

I venti o soffi vitali dell'ombelico assumono quindi il ruolo di "PORTATORI DI BASTONE" e vengono spesso rappresentati pittoricamente come due servi intenti a far vento ai due Amanti o alla Dea o al Tridente del Dio. 

Questo re-indirizzamento dell’energia permetterà di raggiungere uno stato definito Samādhi vigile, o Samādhi stabilizzato.

 Nella pratica per non disperdere l’energia con l’emissione, l’uomo deve combattere la tendenza ad accelerare il ritmo della penetrazione.

 La donna invece deve resistere all’impulso di contrarre i muscoli delle cosce, delle braccia e delle spalle.

Ogni volta che i due amanti sentono avvicinarsi l’eiaculazione maschile, devono ritornare all’ascolto della respirazione e alla percezione delle energie sottili.

Dopo un po’ la sensazione di calore e pienezza della zona genitale, nell’uomo, comincia a spostarsi nella zona del sacro, trasformandosi in un sottile formicolio o in una leggera corrente elettrica.

A questo punto si deve visualizzare il pene all’interno della vagina. Quando la visualizzazione è corretta si percepisce un’ulteriore ondata di energia, assai leggera, che scorre nella zona inferiore del prepuzio, nel perineo e nell’ano.

La visualizzazione successiva sarà quella di un tubo sottile e trasparente che dal glande si infila nel sacro e, scorrendo lungo la colonna vertebrale, arriva fino alla nuca. L’energia tenderà a risalire naturalmente e ci si dovrà limitare ad assecondare il movimento naturale delle ossa spostando leggermente il sacro indietro e il mento in avanti in inspirazione e distendendo i muscoli della nuca in espirazione.

La donna, percepito il cambio di ritmo, visualizzerà a sua volta un tubo sottile e trasparente che dal punto tra le sopracciglia risale alla fontanella per poi ridiscendere fino alla vagina.

La visualizzazione di solito è accompagnata da una sensazione di piacevole calore “vibrante” alla fronte e al petto.

Se si è in uno stato di “vigilanza” si può far circolare l’energia in questo modo: 

-         L’uomo inspirando conduce l’energia dal sacro al punto centrale delle scapole, in corrispondenza con il cuore. Espirando la conduce al punto in mezzo alla fronte e da lì alla bocca. 

-         La donna inspirando conduce l’energia dalla bocca al centro delle scapole (passando per il punto in mezzo alla fronte, la fontanella e la nuca) ed espirando, dal cuore, la porta direttamente al pene del compagno.  


A questo punto gli amanti percepiscono una leggera effervescenza (o formicolio, o sensazione del passaggio di una corrente elettrica) che diviene sempre più profonda e sottile man mano che, tramite gli āsana e la pratica della meditazione si sciolgono i blocchi psicofisici.

Le zone più sensibili sono la clitoride e il glande collegati direttamente ai cakra superiori mediante il canale energetico chiamato vajra nāḍī, che viene descritto “sottile come un capello” all’interno del quale è presente un altro canale detto citriṇī, “sottile come la tela del ragno”.

Quando nel rapporto sessuale, la stimolazione di clitoride e glande diviene fastidiosa o dolorosa, come accade spesso dopo l'orgasmo, significa che l'energia del desiderio (che è sempre e comunque Kuṇḍalinī) è risalita fino al cakra dell'ombelico per poi ridiscendere alla zona genitale. È questo, per così dire, il percorso ordinario, naturale, di Kuṇḍalinī,

Ogni volta che i sensi "entrano in effervescenza", a causa dell'eccitazione, non solo sessuale, Kuṇḍalinī, viene risvegliata e sale al cakra dell'ombelico, ma se il corpo non è addestrato mediante la pratica yoga, tende naturalmente a ridiscendere verso il basso, a “riassopirsi”, per così dire.

Lo scopo degli esercizi posturali, dei bandha e delle visualizzazioni è proprio  quello di “aprire i cancelli” (la “decima porta”) e “sciogliere i nodi” (granthi) che impediscono la “risalita” di Kuṇḍalinī) attraverso citriṇī nāḍī.

 

 



[1] Vedi a.e. “Sekkodeśa” (nella traduzione di Raniero Gnoli e Giacomella Orofino).

[2] Vedi: Āmaraughaśāsana, 60. Traduzione di Lilian Silburn in “Kundalini o l’energia del profondo”. Edizioni Adelphi.

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

 


di Paolo Proietti e Laura Nalin.

Ai nostri tempi la tendenza al pensiero magico - ovvero la credenza o la speranza che le energie della mente possano modificare la realtà materiale - sembra attirare più consensi della scienza. Soprattutto nel nostro ambiente, quello dello Yoga e delle discipline psicofisiche orientali, l'affidarsi all'Universo  sembra essere divenuto la norma e a parlare di metodo scientifico si rischia di essere tacciati come eretici. Non abbiamo certo intenzione di giudicare o di mettere in guardia contro l'apparente deriva irrazionale della nostra società, ma crediamo che ad alcuni potrebbe interessare la nostra esperienza di insegnanti di yoga, di coppia tantrica e, soprattutto, di ricercatori.

Non pretendiamo che la nostra via sia LA VIA, e che sia giusta per tutto e per tutti - per carità -  ma non possiamo negare che nel corso degli anni abbiamo riscontrato degli effetti positivi sia nel corpo - nel senso di salute psico-fisica - sia nella maniera di affrontare gli alti e bassi della vita della quotidiana.

Siamo spesso, se non sempre "illogicamente allegri", come diceva il buon Gaber qualche decennio fa, e la nostra attitudine alla felicità la attribuiamo, in parte se non completamente, alla nostra pratica, una pratica che noi definiamo tantrica.

Già immaginiamo i sorrisini compiaciuti di alcuni e gli sguardi severi o imbarazzati di altri, ma, per fortuna o purtroppo, non abbiamo nessuna intenzione di parlare delle nostre performances e delle nostre preferenze sessuali, ma del metodo scientifico che, con i nostri limiti, cerchiamo di applicare alle nostre pratiche e alle nostre ricerche.

Cosa è il metodo scientifico?

A quanto  ne sappiamo potremmo sintetizzarlo così:

1) Farsi una domanda; [Per esempio: "è vero ciò che si dice nei testi medioevali che con determinate pratiche si ottengono salute, longevità, e capacità di utilizzare il piacere per entrare in stati percettivi non ordinari?"];

2) Ricercare studi precedenti; [Per esempio i testi originari dello haṭḥayoga medioevale, come il  "Charyapada", il "Gorakṣa Saṃhitā" o lo "Śāktavijñāna", confrontandone varie traduzioni];

3) Formulare un'ipotesi e creare una teoria che ci appaiano "sensate";

4) Sperimentare evitando pratiche potenzialmente dannose per la salute fisica e psichica;

5) Analizzare i risultati e trarre delle conclusioni;

6) Diffondere e insegnare la pratica nel caso in cui l'ipotesi si sia dimostrata corretta, sperimentare altre teorie e pratiche nel caso si dimostri non corretta o solo parzialmente corretta;

Ribadiamo che si tratta del metodo che cerchiamo di applicare alla nostra pratica "di coppia" e non pretendiamo di dimostrare, che sia efficace per tutti. Secondo noi funziona. Per dare un'idea di come lo applichiamo in pratica pubblichiamo qua sotto un testo relativo alla sensibilizzazione del pavimento pelvico e dei muscoli sottili dell'ano e dei genitali, senza il controllo dei quali l'applicazione di tecniche sessuali yogiche è, secondo noi, impossibile.
Questo non significa che non si possano ottenere comunque degli effetti, ma questi eventuali effetti sono, sempre secondo noi, o frutto della suggestioni o assolutamente casuali.

Nel metodo scientifico, ricordiamo, le esperienze devono essere "riproducibili" e "replicabili", per cui gli effetti di una pratica devono presentarsi almeno nel 90% dei casi:
Può piacere o non piacere ma se, ad esempio, lancio una freccia contro un bersaglio ad occhi chiusi e colpisco il centro una volta su dieci, non è scientificamente rilevante, se lo colpisco nove volte su dieci comincia ad essere un qualcosa degno di studi.

Buona lettura;
Un sorriso, Laura&Paolo.



 

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

 Uno dei testi che abbiamo preso come riferimento è lo Śāktavijñāna di Somānanda[1]. 


Il testo di Somānanda parla di anatomia ed energia sessuale e, al contrario, di molti testi più famosi, spesso enigmatici e passibili di molteplici interpretazioni tutte diverse tra loro, è scritto in un linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori. 

Per ciò che riguarda l'argomento in esame, l'autore parla della possibilità di generare energia nella zona pelvica facendo vibrare un “bulbo” di forma triangolare, all'interno del ventre vicino alla colonna tra l'ombelico e i genitali, chiamato “Castagna d’acqua”[2]. 

Śāktavijñāna 4-14[3]:

4. […] Tra ombelico e genitali, si trova il bulbo conosciuto come cakrasthāna.

5. Quando si riesce a interrompere la respirazione ordinaria ci si deve concentrare proprio sul bulbo.

6. Per penetrazione si intende l'aver padroneggiato appieno il movimento dell'energia in questo punto. Il bulbo è diviso in due parti: una è triangolare, simile alla castagna d'acqua e l'altra che è sempre uguale a se stessa ha sei raggi o vertici.

7. Il bulbo ha l'aspetto di un fiore di melograno, è rosso [...].

8. Bisogna portare l'attenzione su questo bulbo e nell'attimo in cui il respiro, che fino ad ora abbiamo ignorato, si ferma, se ne deve indovinare la direzione.

9. Ciò che chiamiamo energia consiste in una risonanza, una vibrazione, non prodotta in maniera meccanica, che parte dal centro del bulbo. [Se la disegnassimo sarebbe] una linea dritta con le estremità, alto e basso, sinuose come un serpente.

10. Nel momento dell'immobilità [con l'arresto del respiro e la percezione della vibrazione] si percepisce come l'alto e il basso [della linea diritta] siano il sole e la luna e la vibrazione genera una energia luminosa.

11: espirando si facciano vibrare le sillabe oṃ akṣa hṛīṃ e si porti l'attenzione sull'energia che percepiremo dritta come un bastone […].

14: una volta che l'energia è stabilizzato nel bulbo, la dobbiamo far risuonare nell'ombelico, poi nel cuore e nella gola. Dalla gola passa poi immediatamente al palato molle […].

A parte il significato e la valenza operativa delle sillabe come OṂ AKṢA HṚĪṂ, ci pare che lo Śāktavijñāna sia estremamente chiaro. 

Il suo autore non parla di metafisica, né energie misteriose, né di vaghe sensazioni, ma di organi del corpo e di processi fisici sperimentati e sperimentabili. 

Per capire cosa potrebbe essere la “Castagna d’Acqua” di Somānanda siamo andati a dare un’occhiata alle tavole anatomiche del pavimento pelvico e abbiamo formulato un'ipotesi: 



Nella donna come nell'uomo gli organi sessuali compaiono al centro di una zona triangolare i cui lati sono formati dal muscolo "trasverso superficiale del perineo" e dai due muscoli "ischio cavernosi" e il cui vertice, nella donna, coincide con il glande del clitoride. 

Basta evidenziare i muscoli trasversi superficiali e i muscoli Ischio cavernosi, e apparirà un triangolo equilatero, detto a volte Triangolo della Dea, o Triangolo dell’Amore, che riveste un’importanza fondamentale nelle pratiche yogiche. Possibile che sia questo la "Castagna d'acqua"?



Proviamo a sensibilizzare il "Triangolo della Dea". 




Preparazione: 



Ci sediamo su una sedia (o per terra per chi è abituato alla posizione a gambe incrociate) e spostiamo il peso prima su un gluteo poi sull’altro in modo da identificare le ossa ischiatiche. Le percepiremo come due palline da golf. 

Inspirando spostiamo l’osso pubico e l’ombelico in avanti e il sacro indietro;  
Espirando torniamo in asse. 

Dopo 9,18…108 cicli respiratori, ci fermiamo e visualizziamo un triangolo formato dai due ischi (le “palline da golf”) e l’osso pubico. 


Immaginiamo che il triangolo sia di un materiale elastico: inspirando lo spingiamo delicatamente verso il basso, come se vi appoggiassimo una palla, espirando rilascio e “la palla viene spinta verso l’alto”. 

Dopo 9,18…108 cicli respiratori dovremmo percepire una sensazione di forza e di maggior “pienezza” del pavimento pelvico. Appoggiamo il dito medio sul perineo, il disco fibroso alla base del triangolo.


In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione (sempre per 9,18…108 cicli respiratori). 


Attivazione:
Esercizio per la sviluppo di energia 

In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione.

Quando la zona è sensibilizzata si visualizza il triangolo pelvico e cominciamo con il muovere un muscolo alla volta (parte destra del trasverso perineale, parte sinistra, ischio cavernoso destro, ischio cavernoso sinistro). 


Sempre visualizzando il triangolo, si tenta di spostarne il vertice verso l'alto in inspirazione e verso il basso in espirazione. 



Una volta padroneggiato il movimento, lo si velocizza fin quando ponendo il palmo della mano tra l'ombelico e l'osso pubico, non si avvertiranno delle contrazioni ritmiche non prodotte direttamente dal movimento, ed un leggero aumento della temperatura. 



A questo punto, mantenendo il "triangolo" nella posizione con il vertice in alto, si distendono contemporaneamente la nuca verso l'alto e l'osso sacro verso il basso. 

Se l'esercizio è stata fatto correttamente si percepirà un notevole aumento dell'energia (calore, formicolio) nella zona lombare e nel zona genitale.




COLLEGAMENTI TRA ORGANI DEL BACINO E DELLA TESTA

Nella pratica dello yoga è essenziale saper percepire e controllare la muscolatura sottile dell'ano, del perineo e dei genitali. La sensibilizzazione del pavimento pelvico, unita ad esercizi di mobilitazione della colonna e delle articolazioni, condurrà alla scoperta del collegamento di questi tre punti (ano, perineo, genitali) con l'ombelico e i cakra della testa:

- l'ano è collegato al cervelletto e, di riflesso, alla ghiandola pineale;

- Il perineo è collegato al tronco encefalico e alla fontanella (sincipite); 


- La clitoride e il glande sono collegati alla ghiandola pituitaria e, di riflesso, al punto tra le sopracciglia. 



Un altro punto particolarmente importante è l’ombelico, legato a livello sottile al Perineo. 

L’ombelico, che può essere considerato il vero centro del corpo, in sanscrito viene detto nābhi che significa “centro”, “mozzo della ruota”: è dal Plesso dell’ombelico, chiamato anche secondo alcuni  maṇipūra cakra[4] che, per lo Yoga, avrebbero origine i dieci canali energetici fondamentali del corpo. 





ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO


Vajrolī mudrā

Assumiamo come vera l'ipotesi che  l’ano abbia la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo quella di attivare la fontanella anteriore[5] e i genitali quella di attivare  la ghiandola pituitaria.
Per verificare questa ipotesi  dovremo avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. 

Accenneremo adesso ad una pratica tradizionale considerata di estrema importanza, Vajrolī mudrā. 

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l'ano, la zona ischiatica, lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l'ano (tra la vagina e l'ano), si sente una cavità sottopelle che si può percepire/attivare con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

Si tratta della zona della fascia pelvica i cui muscoli principali sono l’elevatore dell'ano e gli ischio-coccigei. 

L'elevatore dell'ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica).

Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige indietro durante l'evacuazione ed è "comandato" dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale. 

Vajrolī mudrā  è una forma di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico .

Tecnicamente è un bandha, parola che  nello yoga indica la contrazione di particolari muscoli. 

In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa la pipì. 

Nella pratica vajrolī mudrā è collegata[6] ad altri due bandha: 

- Mūla bandha che comporta la contrazione del perineo;

-  Aśvinī mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano. 


Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 abbiamo indicato i diversi punti di contrazione: 



1 - vajrolī mudrā;

2 - mūla bandha;

3 - asvini mudrā;







Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. 

Se l’esercizio è ben fatto i testicoli nella fase di contrazione, si muovono verso l’alto e verso il basso. 

Col tempo si riesce a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica fino a farli rientrare, nel corpo. 


SAHAJOLI MUDRĀ

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo jolayati che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”. 

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica e piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. 

Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. 

A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsigliamo vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti. 


COME RICONOSCERE ED ISOLARE I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E DEL PERINEO

Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l'alto) i muscoli dell'ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali. 

Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari. 

Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l'interno dell'ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari. 

Il lavoro di "isolation" deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico, e per far questo è utile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle (e se possibile per riprodurle disegnandole a mano libera). 




[1] Somananda (875-925 d.C.), contemporaneo di Bhaṭṭa Kallaṭa è stato uno dei più importanti maestri del tantrismo kashmiro.(uno degli insegnanti del (lignaggio di Trayambaka). Fu autore del primo trattato filosofico di questa scuola, Śivadṛṣṭi. Somananda visse nel Kashmir, molto probabilmente a Srinagar, dove abitava la maggior parte dei filosofi della sua scuola. 

[2] Possiamo identificare il “Bulbo” con il plesso energetico dei genitali, o Svadhiṣṭhāna cakra. Svadhiṣṭhānacakra. è rappresentato graficamente come un fiore di loto con sei petali rosso vermiglio[2] sui quali si leggono, in senso orario, le sillabe BAṂ - BHAṂ - MAṂ - YAṂ - RAṂ - LAṂ . 

Al centro (Pericarpo), sopra una mezza luna bianca che rappresenta la “regione delle acque”, si legge invece la sillaba VAṂ, suono seme (Bija Mantra) dell’Elemento Acqua. Ii sei petali sono sei canali energetici, e le sillabe rappresentano la frequenza vibratorie delle energie che vi circolano. 

La sillaba seme, VAṂ, avrebbe il potere di attivare le varie energie. Ogni diagramma dei cakra, per farla breve, è anche un mantra, una serie di suoni che attiverebbe la zona corrispondente. 

Il mantra del cakra dei genitali per esempio è: 
AUṀ - VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ - AUṀ - BAṂ BHAṂ MAṂ YAṂ RAṂ LAṂ - AUṀ 
[3] Vedi: Lilian Silburn, “Kundalini o l’Energia del Profondo”. 
[4] Maṇipūra cakra, letteralmente “Ruota della Città delle Gemme” o, secondi alcuni, "Ruota dell'Onda delle Gemme", è il cakra a 10 petali della zona dell’ombelico. È detto anche nābhi cakra, “Ruota dell’Ombelico” o “Ruota del Guerriero” o "Ruota dei dieci Maestri".
[5] Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all'incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le due fontanelle del mastoide tra le ossa occipitale, parietale e temporale. 

[6] La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle energie sottili)